Incastonatura misteriosa

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Van Cleef & Arpels è una maison di alta gioielleria francese nata nel 1906 a Parigi e riconosciuta in tutto il mondo per la sua artigianalità nella lavorazione e incastonatura delle più pure pietre preziose.

Un’incastonatura ancora oggetto di brevetto esclusivo Van Cleef & Arpels, il Serti Mystérieux: è una tipologia di lavorazione delle pietre preziose nata nel 1933 che nasconde ogni possibile giuntura e intelaiatura.

Fedele allo spirito della sua fondatrice, La Maison ricerca per i suoi bijoux e tutte le sue creazioni esclusivamente pietre preziose della più alta qualità per lucentezza e purezza, e sublima una pietra perfetta intorno a un’incastonatura unica e artistica, creando gioielli unici ed emozionanti.

Van Cleef & Arpels si è spesso aggiudicata pietre eccezionali, come il diadema di Maria di Serbia o la Walska Briolette, un diamante giallo di “soli” 95 carati.

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BB stile Repetto

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Le ballerine.

Create come scarpe da ballo nel 1947 a Parigi da Rose Repetto per il figlio, il futuro coreografo Roland Petit, vengono lanciate in una campagna pubblicitaria nel ’52 e dal quel momento star della danza del calibro di Rudolf Nureyev adottano la creazione di Madame Repetto.

In quegli anni l’attrice Brigitte Bardot frequenta l’ Opéra di Parigi ed entusiasta per queste calzature ultrapiatte chiamate anche Cenerentole, se ne fa produrre diverse paia per usarle anche nella vita di tutti i giorni.

Da allora, il modello ultrapiatto richiesta dall’attrice viene chiamato BB per la sua particolarità di avere le iniziali in metallo dell’attrice, BB, applicate sul tacco di sette millimetri.

Boggiali

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In un’epoca in cui le tendenze cambiano rapidamente e le mode si susseguono alle mode, il nome BOGGIALI è un mito che dura da 100 anni. Quattro generazioni che hanno sempre saputo intrecciare le antiche tradizioni di famiglia con una dettagliata ricerca artistica e innovativa.

Fin dal 1898, Gaetano, fondatore della sede storica nel palazzo di Via Torino 34, a Milano (dove ancora si trovano gli uffici e lo show room), definì quelli che tutt’ora sono i valori guida dell’azienda: esclusività, qualità, servizio e affidabilità. 

N.5

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Il celeberrimo Chanel N°5 venne creato nel 1921 da Ernest Beaux seguendo  le indicazioni di M.me Coco. Doveva incarnare un concetto di femminilità senza tempo, unica e affascinante e fu innovativo non soltanto per la struttura della fragranza, ma per la novità del nome e l’essenzialità del flacone.

Chanel trovava ridicoli i nomi altisonanti dei profumi dell’epoca, tanto che decise di chiamare la sua fragranza con un numero, perché corrispondeva alla quinta proposta olfattiva che le aveva fatto Ernest.

Indimenticabile poi, la famosa affermazione di Marylin che, sollecitata a confessare come e con quale abbigliamento andasse a letto, confessò: “Con due sole gocce di Chanel N.5”, proiettando in questo modo, ulteriormente, il nome della stilista e del suo profumo nella storia del costume.

Guglie

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Innumerevoli sono le guglie e gugliette che adornano la superficie della cattedrale.  più di 4.000 le statue dentro e fuori le pareti del Duomo. Un libro di pietra e un museo d’arte aperto, che insegna le vicissitudini politiche e le scuole d’arte succedutesi in 500 anni a Milano..Il fascino e la suggestione create da queste opere, proietta chi le guarda in una dimensione antica..

Mistero e meraviglia senza tempo…

Dolci gioielli

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I Macarons, piccole delizie d’elite, il dolce preferito dalla regina Marie Antoinette, simbolo del lusso alla francese, da poco giunto anche qui a Milano in via Spadari con il primo Ladurée italiano.

Piccoli dolcetti tutti racchiusi in elegantissime confezioni, friabili all’esterno e morbidi fra i due dischi di meringa sono i macarons di Ladurée.

Louis Ernest Ladurée apre il suo panificio in rue Royale,16, aParigi nel 1862.

Nel 1871 il panificio diventò caffè parigino e pasticceria e la creazione della dolce boutique ebbe inizio.

Jules Chéret, artista ispirato alle tecniche di Michelangelo nella Cappella Sistina trasformò i soffitti  e le pareti in una specie di paradiso di piccoli angeli pasticceri e il locale diventò una delle sale da the più rinomate della città.

Pierre Desfontaines cuigino di Ladurèe unì i gusci di meringa con un ripieno di cioccolato fuso e panna dando vita non a semplici dolcetti ma ad un simbolo intriso di cultura, gusto, storia ed eleganza.

Ladurée e i suoi celebri  macarons rosa cipria, verde pastello e violetto diventarono l’emblema della golosità femminile e del savoir vivre alla francese che affascinano ancora oggi tutto il mondo.

HAC

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Parigi, 1837.

Thierry Hermes apre al numero 55 dell’elegante Rue Basse-du-Rempart  una manifattura di finimenti per cavalli.

In pochi decenni il suo nome conquista il mercato e  nel 1897 avviene la svolta: la casa, con il “Sac Haut à Courroies”, una grande borsa in cuoio destinata a contenere sella, briglie, morsi e bardature varie, entra nella storia.

Caffe’ Cova

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Uno dei più antichi caffè milanesi: le sue origini risalgono al 1817, quando fondato da Antonio Cova all’angolo di via Verdi e via Manzoni le sue eleganti sale e il celebre giardino diventarono il luogo di ritrovo di politici e letterati della Scapigliatura, pittori e musicisti e gente del mondo dell’editoria e del giornalismo.

Nel 1848 il Cova con i suoi avventori fu in prima linea contro gli Austriaci e nel 1868 ottenne l’autorizzazione della Zecca per coniare monete in argento con la dicitura “Caffè Cova Milano”: distrutto durante la seconda guerra mondiale, il salotto meneghino fu ricostruito nel 1950 e trasferito, poco dopo, nell’attuale sede.

Qui hanno sorseggiato il caffè Tito Speri, Cairoli, Mazzini, Garibaldi, il giovane di provincia Verga e Sabatino Lopez. Anche le riunioni del Rotary Club, fondato il 20 novembre del 1923 a Milano, iniziarono qui.

Da allora il Caffè Cova è diventato un’istituzione.

Museo del 900

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Progettato da Italo Rota e Fabio Fornasari, il Museo del Novecento ha sede nel Palazzo dell’Arengario.

In esposizione circa 400 tra tele, dipinti e statue, in un ordine cronologico dal Divisionismo al Futurismo, dallo Spazialismo all’Arte Povera, contando su artisti come Carrà, Soffici, De Chirico, Sironi, Morandi, Fontana, Manzoni, Kounellis.

Le opere provengono dalle collezioni civiche cittadine e da diverse donazioni e collezioni private, come quella della casa museo Boschi Di Stefano, che conta oltre duemila opere, o la collezione Jucker.

Il Museo fa parte del circuito museale d’arte contemporanea promosso dalla Regione Lombardia, Twister.